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Divani

Art. 662

Divano a due posti con struttura in legno ricoperta di espanso e con rivestimento in velluto a due colori.

STORIA
Questo divano fu usato da Alberto Cavalcanti per gli interni della scenografia del film "L'inhumaine" (1923) di Marcel L'Herbier. Questo film, definito un "carnevale futurista", apparve lo stesso anno del film tedesco "Metropolis" e del russo "Aelita", e fu realizzato da un gruppo formato dalle figure più emergenti del movimento moderno (Mallet-Stevens, Fernand Léger, Puiforcat, Lalique, Claude Autant-Lara, Darius Milhaud). Lo stesso divano fu usato nel 1925 da Mallet Stevens per il set di un altro film di L'Herbier "Le Vertige". Chareau mise due divani di questo modello nel salotto della Maison de Verre a Parigi (1928-32). In origine la struttura portante del divano aveva un rivestimento di velluto, mentre l'imbottitura della seduta e dello schienale erano rivestiti o di pelle o con un arazzo. Nella Maison de Verre i due divani erano tappezzati con un arazzo basato su un disegno di Jean Lurçat. Questo divano fu chiaramente disegnato per essere usato come una doppia Chaise longue: i due lati rotondi invitano, quasi obbligano le due persone che vi si siedono a stare a faccia a faccia, facilitandone la conversazione. In questo senso si può intendere come diretto discendente del "canapé à confident", dell'800 francese ".

Altezza: 71 cm (27,9")
Altezza seduta: 42 cm (16,5")
Larghezza: 194 cm (76,4")
Profondità: 82 cm (32,2")

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